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Discussione sui risultati ottenuti con la terapia Di Bella.

Nonostante la bocciatura della "sperimentazione ufficiale", la terapia Di Bella è ancora frequentemente prescritta e praticata per una serie di ragioni che cercherò di analizzare.  

Perché i malati scelgono la cura di bella.

 E’ opinione diffusa che dal cancro, qualunque terapia si adotti, difficilmente si guarisce; gli scarsi risultati ottenuti dalla terapia ufficiale sulle neoplasie, specialmente quelle diagnosticate già in fase avanzata, confortano questa opinione e, purtroppo, la maggior parte delle diagnosi risulta tardiva. 

Molti pazienti non se la sentono di  affrontare  gli effetti devastanti sulla “qualità della vita” indotti dei trattamenti chemio e radioterapici  più praticati i cui risultati finali spesso non sono entusiasmanti ed anche questa è una realtà difficile da  negare.  Come pure sono innegabili  i traumi psicologici e le scomodità che derivano dall’essere costretti a praticare gli ambulatori e gli ospedali.

Il punto di vista dei medici curanti.

Noi “addetti ai lavori” siamo naturalmente consci che, nei riguardi di certe patologie, l’efficacia delle terapie “tradizionali” sta migliorando a passi di gigante sia in termini di allungamento della vita sia in termini di remissione dal male; e questo parallelamente allo sviluppo di una serie di “politiche” sanitarie” intese a diagnosticare il male già nelle fasi iniziali.

Questo purtroppo non si verifica, almeno ad oggi, per tutte le patologie tumorali per cui spesso siamo chiamati a curare pazienti su cui sappiamo che, purtroppo, le terapie invasive (chirurgiche, chemioterapiche e radioterapiche) non avranno un’efficacia tanto evidente da giustificare il peggioramento della qualità della vita che solitamente procurano coi loro effetti collaterali. 

Per contro, dall’esperienza personale, possiamo trarre la ragionevole certezza che, in molti casi, la terapia di bella svolge un efficace azione di contenimento e cura nei riguardi  di alcune patologie  e, nei casi più disperati, mantiene un’eccellente palliazione dei  sintomi del cancro almeno nella maggior parte dei pazienti trattati. Detto in parole povere ha risultati terapeutici molto simili a quelli (purtroppo scarsi) delle terapie tradizionali senza  averne gli effetti collaterali, in questi casi il terapeuta dibelliano applica l’antico concetto  presente gia nella Scuola Salernitana: la prima condizione per eleggere un farmaco deve essere la sua assenza di nocività .

Certo, saper discernere tra caso e caso e quando indicare in alternativa l’una o l’altra strada terapeutica non è facile, soprattutto in quei casi in cui il paziente, viene da noi senza una particolare volontà propria. Gli effetti dell’azione “soft” del medico sulla cosiddetta “scelta terapeutica consapevole” è ben esemplificata dalla casistica personale sotto riportata:

Descrizione

% casi

 

 

Parziale

Totale

Pazienti che non hanno eseguito le prescrizioni:

 

 

 

di cui :

Persi di vista dopo la prima visita

20

 

 

 

Deceduti prima di poter iniziare

6

 

 

 

Che dichiarano di aver scelto altre terapia

6

 

 

 

Che desistono in quanto la terapia risulta troppo onerosa

5

 

 

 

Che desistono per non essere riusciti a procurasi i farmaci

2

 

 

 

Che trovano difficoltà insormontabili nel seguire le prescrizioni del protocollo

1

 

     Parziale pazienti che non seguono le prescrizioni .

 

40

Pazienti che seguono le prescrizioni

 

60

TOTALE PERCENTUALE

 

100

Tutto ciò premesso non vedo perché dovrei avere remore etiche a prescrivere questa terapia alternativa che oltretutto ultimamente risulta meno onerosa e composta da farmaci di più facile reperimento di quanto era solo qualche anno fa.

Di cosa stiamo parlando.

Ma cosa è in sintesi la terapia Di Bella? Si tratta di un associazione tra almeno quattro farmaci il cui scopo di modificare l'ambiente metabolico intorno alla cellula tumorale rendendoglielo sfavorevole senza danneggiare le cellule sane né i naturali sistemi di difesa.

L’obiettivo è di ridurre le capacità proliferative delle cellule mutate e di impedire l’impianto di nuove metastasi nei tessuti sani, ma anche quello di stimolare le difese naturali dell’organismo nei confronti delle cellule del tumore. Questo complesso di azioni tende a stimolare il fenomeno di apoptosi e cioé di morte naturale delle cellule malate.

La filosofia di questa strategia è quindi diametralmente opposta a quella oncologica “convenzionale” dove si tende a danneggiare le cellule tumorali accettando implicitamente i danni che gli interventi curativi provocano alle cellule sane ed al sistema immunitario; tutto questo sperando che i vantaggi che si ottengono nei confronti del tumore siano maggiori dei danni che si manifestano come effetti collaterali delle terapie.

I meccanismi d’azione dei diversi componenti la terapia.

Non mi dilungherò in questa sede sui meccanismi d'azione del trattamento, che sono già stati descritti in altro articolo (Meccanismi d'azione della terapia Di Bella), ma illustrerò solo i risultati ottenuti sui miei pazienti; non posso presumere di fornire elementi definitivi ne’ incontrovertibili circa le possibilità di questa terapia, ma spero di stimolare colleghi e pazienti ad una attenta analisi, possibilmente scevra di pregiudizi, quando si troveranno a doversi confrontare con casi analoghi.

Su quali patologie fornisce i migliori risultati.

Pur con la necessaria cautela dovuta alla molteplicità dei casi clinici mi sento in grado  di dire che l'effetto antitumorale della terapia Di Bella si dimostra maggiormente nei:

-         carcinomi del pancreas;

-         carcinomi della mammella;

-         mesoteliomi pleurici;

-         timomi (tumori originanti dal timo);

-         epatocarcinomi (tumori originanti dal fegato);

-         carcinomi della prostata;

-         linfomi non Hodgkin;

-         linfomi di Hodgkin;

-         carcinomi neuroendocrini già noti per rispondere alla somatostatina ed ai suoi derivati.

Discretamente rispondono anche alcuni casi di:

-         glioblastomi (tumori originanti dal cervello);

-         carcinomi polmonari “non a piccole cellule”;

-         tumori della testa e del collo;

-         sarcomi, in particolare liposarcomi;

-         carcinomi del colon – retto;

-         melanomi.

Generalmente poco rispondono invece i:

-          carcinomi “a piccole cellule”;

-          carcinomi dell'esofago e dello stomaco;

-          carcinomi delle vie biliari;

-          carcinomi renali;

-          carcinomi dell’utero e dell’ovaio soprattutto in fase avanzata.

Non ho osservato alcuna significativa differenza di risposta alla terapia sulla base del sesso del paziente, sull'età dello stesso, né della tipologia “istologica”  dell’organo interessato (tranne come vedremo più avanti nel caso del microcitoma polmonare).

L’importanza della fase di sviluppo nel male: alcuni esempi.

I mesoteliomi, la loro localizzazione ed il tipo di lesione.

Essenziale, allo scopo di poter prevedere una risposta, è la corretta analisi delle complicanze già indotte dal tumore al momento dell'inizio della terapia. Anche per questa cura, come per le tradizionali, è molto più determinante la diffusione del male che la sua localizzazione iniziale. In caso di tumori ancor poco diffusi (stadi iniziali), non è detto che un mesotelioma peritoneale risponda differentemente dal più facilmente trattabile mesotelioma pleurico.

Le difficoltà che si incontrano nel mesotelioma peritoneale, così come in tutte le neoplasie  che coinvolgono il peritoneo, risiedono negli effetti delle complicanze indotte nella cavità addominale come: presenza di masse tumorali, aderenze, infiltrazioni neoplastiche nelle anse intestinali, negli ureteri o nelle vie biliari con conseguente loro ostruzione parziale o totale, infiltrazione neoplastica all’interno dei grossi vasi arteriosi e/o venosi dell’addome o danni diretti a carico del fegato e del pancreas.

Logicamente le complicanze funzionali derivate dall’infiltrazione neoplastica agli organi ed alle strutture della cavità addominale risultano più difficili da curare rispetto a quelle derivate dalla semplice ostruzione meccanica dovuta a fenomeni compressivi di masse tumorali .

Il tumore alla prostata.

In questa patologia, la presenza di metastasi ossee secondarie non modifica solitamente il buon esito della terapia mentre decisamente più gravi risultano le disfunzioni degli organi pelvici indotte dalla stessa patologia (congelamento funzionale).

Il tumore mammario.

Nonostante questa patologia sia considerata “sensibile”  si riscontrano in alcuni casi gravi difficoltà a curare pazienti con metastasi epatiche anche non massive, e quindi con scarso appetito ed un conseguente “performances status” (equivale sostanzialmente alle condizioni generali del paziente e conseguentemente alla sua qualità di vita ) relativamente basso.

I tumori al polmone.

Personalmente, sulla base della mia esperienza, considero il microcitoma polmonare poco sensibile in prima battuta alla terapia di bella poiché troppo aggressivo nella stragrande maggioranza dei casi e, dal momento che spesso bene risponde alla chemioterapia, preferisco utilizzare quest’ultima in eventuale associazione con la radioterapia, in alcuni casi anche preventiva.  A seguito della chemioterapia l’ipotesi di un trattamento di bella a scopo di “mantenimento” può essere preso in considerazione. 

 Per contro il tumore polmonare “non a piccole cellule” o non microcitoma  mantiene sensibilità anche in fase relativamente avanzata.

La stadio di differenziazione delle cellule neoplastiche.

Il “grading” della malattia,  e cioè la fase di differenziazione delle cellule tumorali, incide notevolmente sulle performances di questa terapia: le cellule in fase giovanile (immature e generalmente più aggressive) risultano meno sensibili di quelle più differenziate (o mature). Questo fenomeno avviene generalmente anche con le terapie tradizionali. Probabilmente il fatto è collegato alla maggior difficoltà di indurre la morte (apoptosi) in cellule giovanili rispetto a quelle in fase di differenziazione più avanzata ed anche alla maggiore aggressività delle prime rispetto alle seconde.

Localizzazione delle metastasi.

Tra le più resistenti risultano le metastasi epatiche,  specialmente se l’invasione del fegato è massiva e devastante, e le metastasi cerebrali; sono invece molto più facilmente trattabili quelle ossee o quelle polmonari.

Le patologie collaterali e le complicanze funzionali “secondarie”.

Una  grave riduzione  della funzionalità epatica con ittero,  e corrispondente compromissione delle attività di sintesi metabolica  e di detossificazione del sangue, contribuisce a rendere più difficilmente trattabile il paziente; al contrario non ho osservato differenze di risposta alla terapia in pazienti affetti, oltre che dal tumore, da differenti patologie croniche come ad esempio: il diabete mellito, l' ipertensione  o le anomalie di funzionalità della tiroide..

Perché la terapia di bella e la chemioterapia non sono compatibili.

Come regola generale vale il seguente concetto:

la chemioterapia riduce l'efficacia della terapia di bella in quanto con i suoi effetti collaterali determina profonde alterazioni nel meccanismo immunitario del paziente e riduce pesantemente le attività metaboliche delle cellule ”sane”. I farmaci ed i trattamenti chemioterapici diminuiscono l’efficacia della terapia di bella proporzionalmente al loro effetto mielo-immunodepressivo .

La radioterapia quando applicata su distretti relativamente piccoli del corpo umano risulta generalmente meno influente rispetto alla chemioterapia  in quanto la sua azione ( e quindi i danni che provoca) risultano localizzati e non “sistemici”. Quando invece la radioterapia viene applicata su un distretto corporeo esteso (come ad esempio in alcuni linfomi) gli effetti immunodepressivi sono rilevanti e pertanto possono alterare l’efficacia della terapia di bella quanto la chemioterapia.

Logicamente, maggiore è il tempo trascorso tra l'ultima seduta di radio e/o chemioterapia minore è l'effetto negativo sulla cura di bella; infatti quanto più tempo è passato, quanto più  il metabolismo del paziente ha avuto modo di recuperare le sue normali funzionalità.

Non si tratta quindi di valutare solamente l’origine del male.

Da tutto quanto sopra riportato deriva logicamente che il “performance status” al momento dell'inizio della terapia è fondamentale per il buon esito della cura, migliori sono le condizioni iniziali, maggiori sono le possibilità di risposta. Infine, particolare rilevanza assume, secondo la mia esperienza, lo stato di nutrizione del paziente che se ben mantenuto contribuisce ad aumentare le possibilità di efficacia della cura.

Bisogna anche dire che le due filosofie di intervento devono essere ben chiare nella mente dell’oncologo senza preconcetti di sorta, infatti se è vero che in linea generale gli interventi “tradizionali” sono contrastanti con la terapia di bella è anche vero che  dovranno essere prescritti  in caso di tumori non sensibili alla terapia di bella od in presenza di metastasi localizzate in tessuti poco raggiungibili da questa terapia; ad esempio il caso classico in cui si rende indispensabile l’ intervento combinato radio-dibellaterapia è quello del tumore polmonare non a piccole cellule (spesso discretamente sensibile alla di bella) con metastasi cerebrali (che sono invece spesso refrattarie alla di bella).

Analisi della mia casistica.

Nello schema sotto riportato analizzo solamente i casi relativi a pazienti che si sono sottoposti alla terapia da almeno un mese e quindi solo il 60% dei pazienti cui ho consigliato questo tipo di terapia (vedi sopra). Logicamente gli effetti terapeutici segnalati  sono stati riscontrati sulla generalità dei pazienti per cui i casi di cui al punto a) vengono anche computati nel punto b) riguardante le condizioni generali del paziente e la sua qualità di vita:

 EFFETTO TERAPEUTICO

 Riscontro percentuale

a) sulla crescita del tumore:

 

 

Riduzione della massa tumorale  e dei valori dei markers:

 

30

 

 

 

 

 

Progressione del tumore, ma spesso più lenta di quella attesa con       conseguente maggiore sopravvivenza rispetto alla prognosi ante cura:

70

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

b) miglioramento della qualità della vita (performance status)

70

Gli aspetti che migliorano maggiormente nei pazienti trattati con la terapia di bella sono l'appetito, le forze, la progettualità e la vivezza intellettuale, il tono dell'umore, la vita di relazione sia nell'ambiente domestico che fuori da questo, la capacità di seguire ed applicarsi al lavoro, agli hobbies ed agli interessi economici; aspetti tutti che per ben il 70% dei pazienti tendono a migliorare sensibilmente arrivando in alcuni casi ad essere paragonabili a quelli di prima della malattia.

Un tentativo di razionalizzazione della casistica:

Pazienti che in precedenza non hanno ricevuto cure chemio e radioterapiche

Pazienti che in precedenza  hanno ricevuto cure chemio e radioterapiche da più di 6 mesi

Pazienti che in precedenza  hanno ricevuto cure chemio e radioterapiche da meno di 6 mesi

Incidenza percentuale della categoria fatto 100 il numero dei pazienti trattati

35

Incidenza percentuale della categoria fatto 100 il numero dei pazienti trattati

20

Incidenza percentuale della categoria fatto 100 il numero dei pazienti trattati

45

 

 

 

 

 

 

Incidenza percentuale  di miglioramenti clinicamente valutabili fatto 100 la percentuale di cui sopra

38

Incidenza percentuale  di miglioramenti clinicamente valutabili fatto 100 la percentuale di cui sopra

35

Incidenza percentuale  di miglioramenti clinicamente valutabili fatto 100 la percentuale di cui sopra

21

 

 

 

 

 

 

Casi di miglioramento del "performance status" facendo cento il numero di pazienti con questa caratteristica

70

Casi di miglioramento del "performance status" facendo cento il numero di pazienti con questa caratteristica

70

Casi di miglioramento del "performance status" facendo cento il numero di pazienti con questa caratteristica

70

Questi dati dimostrano che la terapia è particolarmente efficace nei pazienti mai sottoposti alla chemioterapia e nei pazienti che sono stati sottoposti a tali trattamenti in un tempo relativamente lontano (almeno 6 mesi), mentre è decisamente meno efficace in quei pazienti che hanno avuto un trattamento chemioterapico più recente, la cui tossicità  residuale è ancora presente, anche se non evidenziabile dai correnti esami di laboratorio.

La risposta terapeutica, intesa come miglioramento della qualità della vita, resta uguale nelle tre categorie, da qui l’interesse a praticare la terapia di bella anche nei casi di chemioterapia recente ma con pessimo “performance status”.

La ingiusta “fama” della terapia: ……Considerazioni di un “povero medico”.

Perché allora con questi risultati, provenienti da una casistica limitata come può essere quella di un medico che utilizza questa terapia in regime di libera professione, è stata messa a rischio addirittura la stessa sopravvivenza della terapia di bella?

Perché nelle prove “ministeriali” si è saggiata solo l’attività antitumorale specifica della cura ed inoltre in pazienti in fase terminale? Sicuramente il campione di pazienti selezionato non avrebbe consentito ad alcuna cura antitumorale conosciuta, e non solo alla terapia di bella, produrre una “regressione” importante del male.

Perché non è stata prestata nessuna considerazione ai pazienti che hanno avuto un netto miglioramento della sopravvivenza rispetto alla prognosi, né alla percentuale di pazienti in cui si poteva notare un netto miglioramento del “performance status”?

Parrebbe che il Ministero della Salute dell’epoca con l'ufficializzazione dei risultati delle prove (sembra che al momento del "responso” sopravvivesse circa il 25% dei pazienti) abbia voluto liquidare la questione di bella  con una secca e precostituita sentenza negativa. Ed anche ora, a tre anni di distanza dalla conclusione delle prove non sappiamo ufficialmente nulla su questi non secondari esiti “minori”; sappiamo invece con certezza che esiste ancora qualche sopravvissuto  che, prove o non prove,  prosegue  la sua cura, in attesa, come peraltro tutti noi, di una serena morte. 

Faccio notare di non essere l’unico a ritenere che la sperimentazione ufficiale fosse nata e portata avanti malamente. Infatti una nota ed accreditata rivista scientifica internazionale, il British Medical Journal, dopo aver pubblicato i dati dei ricercatori italiani sulla sperimentazione, ha dato spazio ad un editoriale del Dr Marcus Müllner il quale ha criticato negativamente la condotta e la modalità della sperimentazione asserendo che sarebbe stato meglio, allo scopo di evitare i dubbi sui risultati, confrontare i dati ottenuti nella sperimentazione con quelli ottenuti in un secondo gruppo di pazienti che ricevevano parallelamente ai primi un trattamento standard. Naturalmente la risposta seccata dei ricercatori arrivava a dire sulle pagine dello stesso giornale che le critiche erano sollevate da uno che non ha famigliarità con studi di questo tipo.

Da questo evolversi di accadimenti non è esente da colpe lo stesso Luigi Di Bella e nemmeno l'opinione pubblica che ha sollevato la questione come se si trattasse di una terapia miracolosa in grado, essa e nessun'altra, di guarire assolutamente il cancro. Questa presa di posizione assoluta e dogmatica è stata manna per il folto gruppo dei contrari, degli scettici e dei denigratori della terapia che si è trovato a dover solamente dimostrare che i pazienti, trattati durante la sperimentazione con la terapia di bella, non sono guariti o, perlomeno, non hanno ottenuto quei risultati miracolosi che la terapia pareva promettere attraverso il tam-tam dei media; non è stato pertanto necessario fare dei confronti tra i risultati ottenuti con la "di Bella" e quelli ottenibili con altre terapie in pazienti paragonabili per gravità ed avanzamento di malattia; non è stato necessario valutare se la terapia potesse avere un qualunque altro effetto benefico sui pazienti. Il miglioramento della qualità di vita dei pazienti, aspetto così essenziale per chiunque conosca o lavori con i malati di cancro, non è stato nemmeno preso in considerazione e probabilmente nemmeno registrato nelle schede degli sperimentatori. Infine, sebbene a distanza di quasi 5 anni dalla fine della sperimentazione (ultimo aggiornamento dell’articolo: febbraio 2003) ci siano ancora dei pazienti che vanno in ospedale a prendere gratuitamente le medicine della terapia di bella, dal momento che i risultati ottenuti nel loro caso non hanno permesso di escluderli dalla somministrazione gratuita dei farmaci, nessuno di questi contrari, scettici e denigratori si è preso la briga di chiedersi come mai su questi pazienti la terapia abbia comunque fatto qualcosa. Questa considerazione dimostra come e quanto può essere importante il "sentiment" dei ricercatori scientifici e come questo possa condizionare l'esito di una sperimentazione: i risultati attesi e desiderati vengono amplificati mentre quelli inattesi e sgraditi vengono omessi più o meno deliberatamente.

 

Per concludere.

Per queste ragioni  ritengo che con questo tipo di analisi dei risultati si sia persa l’occasione per poter realmente conoscere scientificamente efficacia e limiti di questa terapia “innovativa” che  solo il contrasto feroce fra dibelliani e tradizionalisti ha potuto presentare ai più come una risorsa miracolistica.

Nonostante i suoi limiti, la terapia Di Bella deve essere considerata a tutti gli effetti una terapia antitumorale non alternativa alla chemioterapia, ma ad essa supplementare dal momento che ottiene in molti casi risultati ad essa spesso paragonabili e, per alcune neoplasie, anche superiori. Inoltre, è dotata di un'importante azione sui sintomi della malattia, cosa che deve assolutamente farla considerare come una utile ed interessante scelta di trattamento per la cura palliativa delle malattie neoplastiche in fase avanzata.

Quello che in effetti manca è una seria sperimentazione e la creazione, per quanto possibile vista la necessità di personalizzazione della cura stessa,  di una scala parametrica che consenta di ottimizzare e standardizzare i risultati della cura almeno nelle casistiche più comuni.

Dott. Giorgio Castello

Via A. Cecchi, 19/9

16129 – Genova

Tel: 010589495

Cellulare: 335.628.34.24

e-mail: castello@tiopoietine.info

 

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